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Copenhagen 18 dicembre 2009
Il mondo sta guardando. Ma lo hanno lasciato praticamente fuori dalla porta.
Fisicamente, perché oggi, al Bella Center, dopo le botte ed i lacrimogeni dei giorni scorsi è stato permesso l'ingresso a sole 90 persone della società civile. E politicamente, perché dopo il momento dei discorsi ufficiali e delle bozze finali, la montagna sembra partorisca il topolino.
Obama, atteso come il nuovo che avanza, ha parlato di un impegno limitato degli Stati Uniti, in un discorso che ha affiancato una grande oratoria a numeri miserrimi. Gli Stati Uniti non sarebbero in grado di andare oltre il taglio del 17% nel 2020 rispetto alle emissioni del 1990. Addirittura il 3% in meno rispetto al 20% proposto dall'Europa.

Nelle bozze, in verità, sugli impegni di taglio delle emissioni non si parla di numeri. Ma dio generiche volontà. Ed i soldi promessi sono pochi, dilazionati nel tempo e soprattutto poco impegnativi. Secondo World Development Movement, membro del network Climate Justice Now!, davanti agli oltre 400 miliardi di dollari richiesti dai Paesi del G77 solo che alcuni giorni fa, vengono offerti da Stati Uniti ed Unione Europea 10 miliardi di dollari (un quarantesimo) per il biennio 2010-2012, provenienti per lo più da linee di finanziamento già esistenti (quindi non nuovistanziamenti) che dovrebbero salire a 100 miliardi di dollari. "Dovrebbero" perché in verità la cifra di 100 miliardi di dollari si riferisce al costo necessario per combattere il cambiamento climatico e non quelli veramente messi a disposizione. Per di più, buona parte delle risorse citate, da 22 a 50 miliardi di dollari) proverranno da impegni che coinvolgeranno sia i Paesi industrializzati sia quelli emergenti, escludendo quindi i Paesi più poveri.
Viene indicato sempre il limite di 2°C, tanto osteggiato dai Paesi più poveri, per le conseguenze pesanti che potrebbe avere sulle loro economie e sulla loro produttività agricola.
Nelle bozze circolate nei giorni precedenti, nulla a supporto di un cambiamento del modello di sviluppo: l'agricoltura industriale, gli agroarburanti, persino il nucleare. Tutto diventa buono da far passare sotto la lotta al cambiamento climatico. E' la "shock economy", descritta perfettamente dalla Klein. Davanti al disastro che incombe, è possibile far passare qualunque cosa, anche la più discutibile ed osteggiata.

Ed intanto, mentre i politici parlano ed i leader non decidono, dei dati raccolti in quattro anni dal progetto Share promosso dal Comitato Evk2Cnr e analizzati nell'ambito di una collaborazione con il Nasa Goddard Space Flight Center aggiungono un'ulteriore preoccupazione sul futuro che ci aspetta. I ghiacciai himalayani sono a rischio di aumento dello scioglimento del 24% rispetto alla velocità normale. "E' una minaccia che grava direttamente su un miliardo e mezzo di persone" affermano gli esperti" e a Copenhagen, nessun atto dedicato ai ghiacciai himalayani pare sia stato inserito nell'agenda ufficiale del Cop 15".
Sembra fantasia, ma non lo è. L'unica cosa che appare fantascientifica è che i Capi di stato del mondo intero non se ne assumano la responsabilità.

Fonte: Altreconomia

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Gennaio 2010 22:06 )